C'è chi sostiene che la letteratura sia inutile. Chi la definisce "una via di fuga", niente di rilevante per l'esistenza umana se paragonata a cose come la linguistica storico comparativa o la metrica. Il compito dell'insegnante di italiano non è trasmettere la passione, ma insegnare regole, fornire elementi di conoscenza. Perdonatemi, allora, perdonatemi, se per me non è così. Perdonatemi, se la letteratura è stata sì una via di fuga, ma una via di fuga che mi ha salvata. Perdonatemi se ritengo che il compito di un insegnante sia proprio quello di trasmettere la passione, che non può che essere legata a una vera conoscenza, perchè si ama ciò che si conosce, e si conosce ciò che si ama. E a chi mi dicesse che ci sono tanti insegnanti che hanno la passione ma non hanno conoscenze adeguate, beh, a quelli bisognerebbe dare una padellata in testa (metaforicamente parlando, s'intende!), perchè hanno una dote importante e la sprecano nel più barbaro dei modi. E d'altra parte, al triste, freddo, nozionismo, alle regole da applicare meccanicamente, alla grammatica e alla flessione dei casi, continuo a preferire una poesia e le buone intenzioni, perchè se hai passione la conoscenza la puoi perseguire, ma se ti manca quella, non esiste una bancarella in cui puoi acquistarla, e non basta tutta la tua volontà per farla nascere in te: è tutta questione di pelle e istinto, come l'amore, che cresce man mano che ci si conosce.
La letteratura è una via di fuga, forse, in certi casi. Ti consente di rifugiarti in altri mondi, altri pensieri, di intrufolarti in altre vite, in altre epoche. Può essere anche che non abbia una utilità che non sia fine a se stessa, al puro godimento estetico e intellettuale, a quel brivido lungo la schiena che può evocarti un particolare verso, una particolare espressione, una particolare immagine, ma è stata la mia salvezza, la mia speranza, la mia passione. E mi ha arricchita, mi ha dato spunti ed elementi su cui maturare le mie idee, mi ha dato anche, perchè no, un rifugio nei momenti di difficoltà, quando non sapevo contro quale muro sbattere la testa, e allora era molto più facile immaginare di chiamarsi Catherine e di correre a perdifiato tra le brughiere inglesi con i capelli sbattuti qua e là dal vento e il freddo che si insinua sotto la pelle, al calar della sera. La letteratura, la mia salvezza. Forse non sarà utile come sapere con che lingue è imparentato il bulgaro (cosa che peraltro, e perdonatemi anche per questo, non trovo minimamente interessante), come dire "è davvero un piacere conoscerti" in polacco (cosa di cui peraltro, perdonatemi, perdonatemi ancora, faccio volentieri a meno), come conoscere lo spagnolo abbastanza per sedurre qualche caliente uomo d'Iberia (cosa che peraltro potrebbe anche essere interessante, ma, perdonatemi un'ultima volta, non mi attrae minimamente), forse non mi servirà mai a nulla per il resto della mia vita, ma fino ad ora è stata importante, importante come poche altre cose e sono sicura, sicura (o forse ottimista, o ingenua, o solo stolta) che non è così soltanto per me. Perdonatemi, se mi sbaglio.